DLF TORINO


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Plastico

ORARIO: GIOVEDI' DALLE 17.00 ALLE 23.00


NASCITA, STORIA E DESCRIZIONE DEL PLASTICO DEI TRENINI DEL
DOPOLAVORO FERROVIARIO DI TORINO



14 - GIUGNO - 1958 , quel giorno, per volontà dell' Ingegnere Direttore delle Officine Materiale Rotabile di Torino, via P. Carlo Boggio e delle Maestranze tutte, furono aperte le porte per permettere ai familiari , parenti ed amici di visitare, non solo le Officine, ma anche al luogo di lavoro di tutte le Maestranze. Per l'occasione, qualche mese prima, le Officine furono messe a lucido da parte di tutti noi, con grande impegno. Alla festa era intervenuto il Direttore Compartimentale Ing. Funghini.

Furono esposte locomotive, automotrici e carrozze tutte revisionate. Furono allestiti due luoghi per chi voleva ballare, con relativo buffet. La mensa era aperta per tutti. Furono costruiti giochi delle bocce con relativa gara. Era stata costruita una voliera dove furono immessi dei fagiani in bella mostra. Per i più piccoli era stato costruito un trenino di tre vagoni, pitturato con le figure di Walt Dysney, trainato da un Lister, carrozzato a locomotiva, che si usava in Officina per il trasporto di materiali vari. Questi, veramente stracolmi di bambini, facevano la spola nelle vie interne dell'Officina. FOTO 1

Questo preambolo era di dovere, non solo per illustrare brevemente quel giorno di festa, ma perché nei locali del refettorio, quasi per incanto, nacque il Gruppo Fermodellisti,
da parte di tre amici, tutti appartenenti alle Officine. Questi misero a disposizioni ognuno il proprio plastico di m. 2 x m 1,20 di dimensione e quindi collocati nel refettorio. FOTO 2

Si trattava di Bertollo Lino, Nurisio Domenico e de Meo Antonio. Io fui destinato a fare girare un treno prototipo autocostruito dall'Ing. Minucciani del Deposito locomotive di Bussoleno. Esso consisteva in una carrozza a forma di siluro, costruito su due carrelli per poter camminare su rotaie, della lunghezza circa di 80 cm., trainato da un'elica tipo aereo.
Siccome era alquanto pericoloso, il cerchio di binario di 10 m. circa di diametro fu transennato. Anche Bernardi Mario fece subito parte del gruppetto, organizzato dal Sig. Bonifacio Pierino il quale, successivamente, tenne una rubrica nel giornale del DLF, si firmava con lo pseudomino, "Pierino L'Amico del Trenino" FOTO 3


Sono passati 50 anni ed il gruppo è sempre vivo e vegeto come lo era ai primi tempi. Tramite brevi e proficui in contri se ne assunse subito la paternità il DLF, retto allora, in qualità di Presidente, dal Sig. Gabiano Geom. Pietro al quale si susseguì il Sig. Todisco Settimio. Fino ad ora sono stati 9 i Presidenti a condurre il DLF e la miglior cosa è che tutti hanno continuato ad assecondarci sostenendo le spese di acquisto dei materiali, senza i quali noi non eravamo in grado di costruire.

Fummo ospitati nel retropalco del cinema Adriano. I tre plastici furono subito uniti con le opportune modifiche, aggiungendo già buona parte di altre plance sino a raggiungere la lunghezza massima che si potesse sfruttare, ovvero 14 metri per 1,50 circa di larghezza.






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Il lavoro maggiore, essendo un falegname provetto, toccò all'amico Mario Bernardi, coadiuvato dal sottoscritto. Bernardi, oggi novantenne non più frequentatore. Esso ci ha lasciato, in eredità, un bancone da falegname, vari utilissimi attrezzi ed una sega circolare universale, da lui stesso costruita, la quale ci dà la possibilità di costruire molte cose di legno. Abbiamo avuto anche la fortuna di avere un locale molto capiente ottimo per crearci un buon laboratorio che abbiamo completato col tempo: con una mola, un trapano a colonna, una pialla a filo, una sega a nastro. Nel locale adiacente siamo attrezzati per lavorare il ferro ed una modesta mesticheria per le pitture. Nei tempi addietro, grazie ai capi della Squadra Rialzo di Torino PN., di allora, potevamo, portando il nostro legname,( la Squadra si trova sotto il ponte di C.so Sommelier), usufruire delle loro macchine e poterlo lavorare nelle sue parti.

Il DLF in quei tempi aveva la facoltà, con il permesso dei nostri capi reparto, di chiedere il distacco, per Bertollo, Bernardi e per il sottoscritto. Grazie alla nostra ,passione,
si lavorava senza badare troppo all'orologio! Anche in alcuni giorni festivi eravamo presenti!
Tramite conoscenze avevamo saputo che il tenore per la lirica Gino Bechi era un fervente appassionato di trenini elettrici. Perciò lo invitammo e la sua visita fu molto gradita e lo considerammo Padrino del nostro plastico FOTO 4


Non nascondo che i lavori si infittivano, ma il desiderio di ultimarli ci dava subito la possibilità di vedere i nostri treni fare i primi giri sulla parte già realizzata. E' da tenere presente che per la sua costruzione occorre saper fare tutti i mestieri che l'uomo conosce.

Tranne l'amico Bonifacio erevamo tutti sostenitori della corrente alternata (c.a.) quindi attrezzati con trenini della ditta Marklin, mentre Bonifacio era più propenso alla corrente continua (c.c.) allora abbinammo al plastico i binari per la c.c. avendo così due circuiti elettrici ben distinti, ma non compatibili fra loro.

Purtroppo dopo qualche tempo, intorno all'anno 1980, il caro Pierino ci lasciò.

Il plastico ormai quasi completato di tutti i suoi lavori, ebbe il primo guaio. Il locale era riscaldato, con una piccola stufa a carbone, riuscimmo a superare, quasi bene, gli inverni che seguirono. Dopo qualche anno ci venne portato il riscaldamento dalla vicinissima Centrale Termica ed i termosifoni furono ben accetti. Le cose però non andarono tutte lisce, dopo qualche tempo, una mattina, giunti sul posto, trovammo il locale inondato di vapore, tanto da non poter vedere davanti a noi. Ovviamente molte cose non funzionavano più, i binari furono quasi tutti da sostituire, compresi scambi e segnali elettrici, persino qualche parte in legno.

Ebbene, come si fa in questi momenti, ci mettemmo con pazienza, facendo qualche passo indietro e ripartendo quasi da zero.

A questo punto, visto che i binari in c.c. ebbero la peggio, decidemmo di eliminarli e sostituirli con i binari in c.a. Questa decisione fu presa anche perché la c.c. ci dava parecchio lavoro, bastava pochissima polvere perchè i treni non funzionassero sempre bene e così altri piccoli inconvenienti, specie la leggerezza dei suoi vagoni. Ovviamente questo non succedeva in c.a. perché i binari erano metallici, mentre in c.c. per mantenere l'isolamento fra di loro, polo positivo con polo negativo, erano tenuti insieme da materiale di plastica, molto deperibile.

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I binari in c.a. sono 2, dove scorrono le ruote, più la rotaia centrale sulla quale scorre il pattino porta corrente che si trova sotto ad ogni macchina, il circuito quindi viene chiuso dalle ruote, calettate fra di loro, o assale, quindi il contatto attraverso le ruote è più sicuro dei binari in c.c.

Finalmente potemmo proseguire ininterrottamente per un bel po' di tempo ed il plastico, passo , passo cominciava a completarsi. Del gruppo fece parte per parecchio anche l'amico Malamace Antonio

Nel frattempo perdemmo anche l' amico De Meo. Ormai il plastico, essendo completato, si pensò, per quanto fosse possibile, dato lo spazio molto ristretto, di aggiungere sul lato destro del locale una striscia, in larghezza di 40 cm, andandola ad agganciare, con le opportune modifiche, al fondo del plastico, formando una "C". Con opportuni scambi, con questo nuovo percorso, si poteva passare dal binario sinistro a quello destro e viceversa, ovvero un interscambio. Infatti i treni che partivano da un binario della stazione si potevano fare arrivare al binario opposto, cioè, nonda quello da cui erano partiti.
Si andò avanti ancora per qualche anno, il 27 maggio 1995 anche l'amico Bertollo Lino ci lasciò per un male incurabile.

Dopo le vicende del cinema Statuto anche il DLF dovette chiudere il cinema Adriano, allora erano in contatto con un imprenditore che voleva costruirci un supermercato, ma di questo non se ne fece nulla. Dopo qualche tempo, era Presidente l'amico Costa Rocco, fu deciso, da parte di un privato di costruirci una discoteca che chiamarono "La Gare", esistente a tutt'oggi.

Il plastico allora si trovava nel locale del retropalco del cinema, ma i nuovi occupanti vollero per sè anche quel locale. A volte è giusto dire che non tutti i mali vengono per nuocere. Infatti venne deciso di trovarci un altro locale, sempre nel cinema, ma addirittura nella galleria, la quale fu spianata. Per noi il locale, rispetto prima, si raddoppiò, ed avemmo un altro capiente laboratorio , un locale per lavorare le parti in ferro con annessa la mesticheria per i colori.

Purtroppo, durante i lavori di muratura, al piano superiore fu tagliato un tubo del riscaldamento il quale, avendo ancora acqua all'interno si riversò su quattro quinti del plastico ormai staccato in cinque parti in attesa del trasloco. Si può immaginare il guaio!

O bene o male le cinque plance furono spostate issandole in galleria, con grande disagio e con l'aumento di distruzione del plastico. Il Gruppo era già frequentato da Ezio, figlio di Bertollo e da mio nipote Mario Maranzana, più altrì amicì che, però, ci lasciarono presto, solo l'amico Scattolin Corrado rimase fra noi con Coda Alessandro e Cavallini Fabrizio.






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Il DLF, benché si fossero accumulati tutti questi guai, fu d'accordo di continuare, però eravamo noi che non sapevamo che pesci prendere. Il plastico era quasi tutto da rifare e lo sconforto era molto, ma la voglia del plastico fu tanta. Eravamo indecisi se rifarlo totalmente come prima, oppure con altri concetti. Decidemmo che rifacendolo come prima saremmo stati avvantaggiati e non avremmo dimenticato il progetto pensato insieme a Bertollo Lino. Ezio, fortunatamente, a tempo addietro, aveva messo in grafica tutto l'impianto elettrico e quello fu di grande aiuto specie per lui a cui toccò la parte maggiore di tessere la ragnatela di tutti i cavi elettrici sottoplancia e non, merito suo quindi. Durante questo tempo anche i lavori in superficie progredivano e naturalmente si potè apportare alcune modifiche elettriche, con l'ausilio di diverse decine di relè, quale un sistema di antisgancio di vagoni, il quale poteva bloccare il locomotore che seguiva senza andarci a sbattere dentro

Mario Bernardi ed io, nel frattempo, con la lavorazione del nostro legno, facemmo molta segatura!! Ormai eravamo in pensione e quindi il nostro impegno era diventato giornaliero.

Il plastico aumentò in lunghezza ed in larghezza in poco tempo, infatti la parte di striscia di 40 cm. la facemmo diventare subito con le stesse misure del plastico, che prese la misura definitiva di 20 m. in lunghezza e sempre a forma di "C".

A questo punto non ci accontentammo più di stendere solo binari in piano, ma salimmo fino a tre piani sovrapposti ed è quindi ovvio che se ne avvantaggiò il paesaggio, arricchendosi anche di montagne per una altezza di oltre due metri.

Quando ci trasferirono nella galleria del cinema, si aggiunse al gruppo anche l'amico Rettondini Gaetano, al quale toccò subito la costruzione del paesaggio con la priorità per le montagne. Con un'esperienza tutta nostra, si costruirono delle intelaiature di legno che inizialmente si incominciarono a coprire con delle strisce di cartone, molto fitte fissandole con una spillatrice incominciando a dare una forma da noi preferita. Dopo questa operazione, le strisce venivano ricoperte con dei fogli di carta imbevuti di colla vinavil mescolata con colla da parati, ma molto liquida. L'operazione successiva veniva fatta con della carta messa a macerare in acqua per alcuni giorni e poi pastorizzata con l'ausilio di un trapano ed un mescolatore di vernici fino a ridurla in poltiglia. Quindi si spremeva per fare uscire molta acqua formando delle bocce che a loro volta venivano mescolate con la stessa colla la quale prendeva la consistenza di uno stucco e quindi plasmabile come uno credeva più opportuno.

La fantasia qui la fa da padrona e pensando o guardando qualche cartolina si può realizzare qualcosa veramente realistico. Successivamente viene la fase della colorazione, però tutto questo non basta. Attorno alle montagne di roccia bisognerà aggiungervi qualche prato,ma anche qui abbiamo la soluzione.

E' facilissimo, si prende della segatura, si passa al setaccio e con del colorino, che si trova in tutte le mesticherie si allunga con un po' di acqua e si versa in un recipiente dove c'è la segatura, si mescola fino ad ottenere un colore omogeneo, si sparge su di un piano e dopo qualche giorno la segatura è asciutta e si può utilizzare. Si spennella la parte interessata con la solita colla e poi si sparge su quella parte dove si è deciso di fare il prato.



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Per completare il paesaggio, le casette sono quelle che danno il tocco finale, con alberi vari e pini sulla montagna. Le case si trovano in vendita, come gli alberi, sia montate che da montare, munite delle istruzioni. A questo punto il conto della spesa diventa alquanto esoso, perciò anche per le case abbiamo il modo per costruirle abbastanza facilmente. Per mantenere un grado di leggerezza la base e i muri possono essere di polistirolo espanso reperendolo dalle vaschette che si trovano comperando alimenti, questo, con l'uso di un tagliabalse ed un righello metallico può essere tagliato di qualsiasi dimensione che ci occorra. La colla può essere quella a caldo che si ottiene con una pistola, di costo ridotto, che fa sciogliere degli stic di plastica e immediatamente si applica sulle parti da incollare. Il tetto può essere costruito ritagliando dei pezzetti di cartone alquanto spessi e collocati, con la stessa colla, sovrapposti l'un l'altro.

Per ora nel plastico sono stati costruiti due paesi ricchi di casette, uno dei due è stato costruito da Mario, coadiuvato da Gaetano. Per le case è stato usato il polistirolo espanso, mentre per comporre il tetto è stata usata della vera pietra lamellare di montagna,dello spessore di circa due millimetri e non più grandi di un centimetro quadrato lavorate pazientemente con le pinze. Anche questo fa parte ora del nostro fiore all'occhiello per tutti noi.

Ed ora parliamo anche di treni. Il loro movimento è dato da un trasformatore-reostato, girando una manopola aumenta o diminuisce la velocità. I locomotori elettrici prendono corrente da un pattino della rotaia centrale, ma, deviandolo dal pattino si può prendere corrente dal filo aereo. Per quanto riguarda le locomotive o i diesel prendono corrente solo dal pattino della terza rotaia. Alle locomotive, non tutte, è applicato un dispositivo nel fumaiolo, che con del liquido speciale può sbuffare il fumo in modo reale. Questi treni, detti, Analogici hanno in più la caratteristica del fumo, da qualche anno ci sono treni Digitali, comandati da un reostato diverso dotato di sensori che consentono di sentire, oltre al dispositivo del fumo, il fischio, il rumore degli stantuffi, la chiusura delle porte, il fischietto del capo stazione, la frenata del treno ed altri rumori ancora.

Il plastico è ricco inoltre di una ferrovia a passo ridotto (HO e), essa parte da una stazione intermedia ove transitano i treni normali e facendo un buon lungo percorso passa attraverso una piccola stazione fino a raggiungere un altro paese. Per questa ferrovia usiamo vagoni che rappresentano le ferrovie svizzere dell Alpi Bernesi. Essa arriva al paese da noi autocostruito.

Vi è pure una ferrovia di montagna composta da due motrici, trainate da cavo, che vanno da punto a punto, queste a metà percorso si incontrano e con uno scambio si fiancheggiano per proseguire ognuna da parti opposte.

Una ferrovia, sempre a scartamento ridotto, raggiunge, verso l'alto della montagna, un luogo dove c'è una miniera. Questo treno viene comandato automaticamente con percorso cadenzato.

Sempre a percorso cadenzato un'altra ferrovia, a scartamento ridotto che va da una stazioncina di montagna, verso il santuario. Essa è collegata da una cremagliera composta di un solo vagone panoramico che si porta all'altezza della stazioncina bassa.


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Una vera chicca del nostro plastico è il percorso su strada di camion, pullman ed altri mezzi, ognuno con motore indipendente, alimentato da batteria ricaricabile. Questi, seguono la strada, tramite un circuito che permette loro di fermarsi anche in caso di incrocio.

Sempre, con percorso su strada, trainato da doppi fili elettrici, scorre un filobus, che, rispettando le fermate, si snoda su un discreto percorso attraversando il paese.

Una ovovia raggiunge le parti più alte della montagna, dove ci sono gli sciatori. Più in alto vi è ancora una seggiovia.

Con un'ottima riuscita, come ultimo lavoro a tutt'oggi, da parte di Gaetano e Mario è stato costruito il forte dello Chaberton, che si trova, a Clavier in valle Susa.

E' ovvio che un plastico di queste dimensioni non potrà mai essere completamente finito anche perché, molto spesso si pensa di apportare qualche modifica per renderlo più piacevole ai nostri occhi, oppure una modifica di carattere tecnico. Non parliamo poi del tempo che ci tiene occupati, continuamente, per la sua manutenzione.

A questo punto credo di aver illustrato abbastanza concretamente il passato di questi cinquant'anni anche se mi sono mancati gli amici fondatori del gruppo onde potermi consigliare.

Spero che continui l'interessamento, sia parte del DLF, sia da chi ha lavorato e ci lavora tutt'oggi con competenza e dedizione in modo da non vanificare il lavoro sin qui svolto.




PER IL GRUPPO FERMODELLISTI

Renato FAUSONE



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